Nucleare a Termoli di Pasquale Lollino

In questi giorni si parla molto del nucleare …e del nucleare a Termoli.

Il governo ha varato il piano energia individuando i siti, guardandosi bene dallo svelare i nomi dei Comuni interessati dall’istallazione di Centrale nucleare.

Nefande conseguenze comporterebbero dette rivelazioni sull’esito della chiamata alle urne di Marzo.

Appare ovvio che chi ci regge e ci governa è ben consapevole che il ritorno al nucleare è una scelta scellerata, frutto di una miopia politica che non ha eguali nel mondo occidentale.

E lo dimostra la circostanza che Scajola ha espressamente avvertito di fare ricorso all’esercito in caso di ritrosia dei cittadini all’istallazione di centrali Nucleari sul proprio territorio.

Forse dimentica il significato di democrazia e di scelte condivise come si  conviene in uno stato di diritto.

Al di là della questione politica, substrato dell’intera vicenda, vorrei però soffermarmi sui dati scientifici, smascherando le bugie più ricorrenti a cui il governo Berlusconi ci ha abituato circa il nucleare.

  1. I. “Il nucleare è necessario per il rispetto degli accordi internazionali sui cambiamenti climatici”: FALSO

Nel mondo il 75% delle emissioni di gas serra sono generate da settori che non hanno alcun legame con la produzione di elettricità: trasporti, industria, riscaldamento degli edifici.

In tutti questi settori il nucleare non servirebbe a nulla.

Nel 2020 le emissioni di gas serra dei paesi industrializzati dovranno essere ridotte di almeno il 40% con riferimento a quelle generate nel 1990 e nel 2050, le emissioni globali, di almeno l’80%.

In Italia, se il governo decidesse di costruire alcune centrali nucleari, passerebbero, senza considerare le contestazioni nei territori coinvolti, almeno 10-15 anni prima della loro entrata in funzione.

L’Italia pertanto non riuscirebbe a rispettare la scadenza europea del 2020 prevista dal pacchetto energia e clima dell’Unione europea, il cosiddetto 20-20-20, incorrendo in altre sanzioni da aggiungere a quelle ormai inevitabili del Protocollo di Kyoto.

  1. II. “Il nucleare può convivere con rinnovabili ed efficienza”: FALSO!

Il nucleare ha bisogno di enormi investimenti iniziali, che per essere coperti richiedono in genere ingenti sussidi statali.

In Italia se il programma nucleare del governo si concretizzasse (eventualmente anche in Albania!), inevitabilmente si dirotterebbero sull’atomo di fatto tutte le attenzioni e le risorse destinate alle fonti rinnovabili e all’efficienza energetica, uniche soluzioni praticabili per ridurre efficacemente e in tempi brevi le emissioni di CO2.

  1. III. “Il nucleare diminuirà la bolletta energetica del Paese”: FALSO!

La produzione elettrica dal nucleare, includendo anche lo smantellamento delle centrali e lo smaltimento delle scorie radioattive, costa almeno quanto le altre fonti se non di più, come ricordano enti come il Doe (Dipartimento dell’energia statunitense) e l’agenzia di rating Moody’s.

Il MIT di Boston in un recente aggiornamento del rapporto Future of nuclear power del 2003 ha certificato che il costo per KW installato è raddoppiato in soli 5 anni, senza considerare gli oneri finanziari.

  1. IV. 4. “Il nucleare ridurrà le importazioni dell’Italia? FALSO!

Il nucleare produce solo elettricità, pari a circa il 25% dei consumi energetici finali italiani e non calore o carburante per i trasporti.

Quindi non permetterà alcuna sostanziale riduzione delle importazioni dei combustibili fossili (derivati del petrolio, ma anche carbone e gas) utilizzati per produrre calore nell’industria, riscaldare gli edifici, produrre il carburante per i trasporti.

Inoltre, le centrali nucleari utilizzano l’uranio, materia prima da importare dall’estero come gli altri combustibili fossili.

  1. V. “Il nucleare garantirà la diversificazione delle fonti energetiche italiane”: FALSO

La produzione elettrica in Italia dipende per il 60% dal gas naturale (per l’entrata in funzione di tanti nuovi cicli combinati negli ultimi 10 anni).

Il contributo dell’atomo alla riduzione dei consumi di gas sarebbe insignificante.

Secondo uno studio del Cesi Ricerca del 2008, con la costruzione di 4 reattori EPR di terza generazione evoluta da 1.600 MW l’uno, risparmieremmo dal 2026 in poi, appena 9 miliardi di metri cubi all’anno di gas naturale, pari al 10% dei consumi attuali e al contributo di un rigassificatore di media taglia.

Altro che diversificazione delle fonti!

  1. VI. “L’Italia costruirà le centrali di ultima generazione” FALSO

La tecnologia francese EPR sposata dal governo italiano è di “terza generazione evoluta” (3+) e non ha risolto nessuno dei problemi del nucleare noti da anni.

L’Italia si sta quindi candidando a promuovere una tecnologia inquinante, costosa e vecchia, a maggior ragione se nel 2030-40 vedrà la luce il nucleare di “quarta generazione”, in fase di studio a livello internazionale.

Senza dimenticare :

Lo smaltimento dei rifiuti radioattivi

Non esiste ad oggi una soluzione al problema della produzione e dello smaltimento delle scorie radioattive prodotte dall’attività e dallo smantellamento delle centrali.

Le 250mila tonnellate di rifiuti radioattivi prodotti fino a oggi nel mondo sono ancora in attesa di una sistemazione definitiva (Francia, Germania e ora anche gli Usa – con l’abbandono dell’ipotesi di Yucca Mountain in Nevada).

Il rischio del terrorismo e la proliferazione nucleare

Le centrali atomiche sono un obiettivo appetibile per il terrorismo globale.

Producono inoltre scorie da cui viene estratto il plutonio, materia prima per la costruzione di armi a testata nucleare (Iran, Corea del nord, etc.).

Le riserve di uranio

Ai livelli di consumo previsti nel prossimo futuro, le riserve conosciute di uranio sono sufficienti solo per qualche decennio (50-70 anni).

La disponibilità limitata di una fonte energetica ha spesso portato a conflitti internazionali, come nel caso del petrolio.

La contaminazione c.d. “ordinaria”

L’attività di una centrale rilascia nell’ambiente circostante quantità tutt’altro che trascurabili di radioattività anche durante il normale funzionamento.

  1. VII. “I reattori EPR sono un gioiello della tecnologia e assolutamente sicuri”: FALSO!

La costruzione degli unici due reattori di “terza generazione evoluta” (3+) al mondo (ad Olkiluoto in Finlandia e a Flamanville in Francia) è davvero un flop.

Il cantiere della centrale finlandese è partito nel 2005 e dovrebbe chiudersi nel 2012, con 3 anni di ritardo rispetto alle previsioni, ma anche questo termine è destinato a slittare in avanti.

I costi sono aumentati fino ad oggi di circa il 50%: dai 3,2 previsti ai 4,5 miliardi di euro

Nel Novembre 2009 clamorosa è stata la bocciatura delle Autorità per la sicurezza nucleare di Francia, Finlandia e Gran Bretagna sui sistemi di sicurezza dei reattori; infatti dette Autorità hanno chiesto ad Areva «di migliorare il progetto iniziale dell’EPR». È l’ennesima e autorevole conferma che non esiste tecnologia che possa escludere i rischi di un incidente nucleare con conseguente fuoriuscita di radioattività all’esterno (Chernobyl del 1986, Three Mile Island negli Usa del 1979, Tokaimura in Giappone del 1999, Tricastin nel 2008 che ha causato la fuoriuscita di circa 25mila litri di acqua contaminata radioattivamente ).

  1. VIII. “Il nucleare non emette gas serra” FALSO!

Il nucleare emette gas serra, se si considera l’intera filiera che comprende la costruzione e lo smantellamento delle centrali, l’estrazione e il trasporto dell’uranio, il riprocessamento del combustibile nucleare irraggiato e non solo l’esercizio della centrale.

A differenza di altre tecnologie di taglia minore e quindi più efficienti, il nucleare, inoltre, non permette di recuperare il calore in esubero generato per produrre l’elettricità, obbligando i cittadini e l’industria a ricorrere ad altri sistemi per il riscaldamento delle abitazioni e per la produzione di calore nel ciclo produttivo.

  1. IX. “Nel mondo è in corso un rinascimento nucleare” FALSO!

Secondo l’Aiea ad oggi sono attivi 436 reattori nucleari (370mila MW), a cui se ne dovrebbero aggiungere 53 in costruzione.

Tra i 53 in costruzione, 16 in Cina, 9 in Russia, 6 in India e 6 in Corea del Nord.

Barack Obama ha tagliato i fondi federali per il sito di Yucca Mountain e quindi riparte da zero il progetto del deposito geologico di rifiuti radioattivi e non ha stanziato neanche un centesimo di dollaro per il nucleare di oggi, ma finanzierà solo la ricerca sulla quarta generazione.

Angela Merkel ha presentato il suo programma del nuovo governo di centro destra che non prevede la costruzione di nuove centrali nucleare in Germania, ma solo l’allungamento della vita di quelle esistenti.

A parte i Paesi che non hanno un mercato elettrico davvero liberalizzato o che vogliono dotarsi di armamenti nucleari, dove e quale sarebbe questo decantato Rinascimento del nucleare?

  1. X. “Sulle localizzazioni delle centrali decideranno gli enti locali e le popolazioni, non il governo”: FALSO!

Il ministro Scajola “dimentica” (e gli conviene) infatti che la legge Sviluppo, approvata dal Parlamento italiano nel luglio 2009, permette al governo di utilizzare il potere sostitutivo in caso di mancata intesa tra gli enti locali per la localizzazione delle centrali, utilizzando eventualmente anche l’esercito (caso unico al mondo!!!).

L’amnesia di Scajola aumenta in prossimità delle scadenze elettorali. Ha probabilmente paura di perdere consenso! Più che una probabilità, a parere di chi scrive, una certezza.

  1. XI. “I cittadini non pagheranno i costi del programma nucleare” FALSO!

Per la collettività italiana è in arrivo una maxi stangata a causa dell’atomo made in Italy.

Con un nuovo decreto, da approvare nei prossimi mesi, il governo vorrebbe rimborsare le aziende energetiche per le spese sostenute e i mancati guadagni (per 60 anni!), qualora l’avventura nucleare dovesse fallire.

E meno male che si parlava di riduzione in bolletta; tutto sarà ovviamente a carico dello stato e dei cittadini!

  1. XII. “Il nucleare garantirà una maggiore occupazione al nostro Paese” FALSO!

A parità di investimenti l’efficienza energetica e le rinnovabili sono capaci di creare 15 posti di lavoro per ogni posto di lavoro nel nucleare.

In meno di 10 anni, la Germania ha creato oltre 250.000 posti di lavoro nel settore delle rinnovabili, tra diretto e indotto. In Italia al 2020 con la diffusione delle rinnovabili si potrebbero creare dai 150 ai 200mila posti di lavoro.

Alla luce di tali considerazioni, forse il buon Berlusconi e il lungimirante Scajola sono gli unici a credere nel nucleare come fonte alternativa ed efficiente.

Inoltre dimostrano anche di avere corta memoria (quando gli conviene) obliando sul referendum contro il nucleare votato in Italia poco più di quattro lustri fa.

Se poi sono così salutari e sicure perché non ne costruiscono una vicino le loro abitazioni? Una bella centrale di terza generazione vicino ad Arcore…sarebbe certamente un ottimo spot per pubblicizzare il nucleare.

La realtà purtroppo è un’altra.

Le centrali verranno dislocate in varie Regioni e per incentivare l’istallazione verranno elargiti dei “contentiti” ai Comuni: i c.d. benefici economici previsti dal Decreto del CDM.

Verranno riconosciuti benefici economici per le popolazioni, le imprese e gli enti locali dei territori interessati dalla realizzazione di impianti nucleari. Tali benefici saranno a carico dei soggetti coinvolti nella costruzione e nell’esercizio degli impianti. (bella consolazione). Concretamente consentiranno (dovrebbero ndr) la riduzione della spesa energetica dei consumatori finali del territorio interessato, della Tarsu, dell’addizionale Irpef, dell’Irpeg e dell’Ici”.

C’è da augurarsi che i vari Sindaci non cedano alle lusinghe del dio Pluto opponendosi strenuamente assieme ai cittadini all’istallazione.

E c’è da chiedersi il perché di tante agevolazioni. Forse perché il governo sa benissimo che nessuno, e dico nessuno vuole il nucleare?

Il modello energetico su cui il governo e gli enti locali dovrebbero invece fondarsi e investire massimamente sono: innovazione tecnologica e miglioramento dell’efficienza, sviluppo delle rinnovabili (immancabile) e l’utilizzo del gas come fonte fossile di transizione

Inoltre servirebbe una rivoluzione energetica per rendere più efficiente e sostenibile il modo con cui produciamo l’elettricità e il calore, con cui si muovono persone e merci e su come consumiamo energia nell’industria e negli edifici.

A quanto pare nulla di così complicato da attuare, eppure l’Italia, in uno con le scelte scellerate del governo Berlusconi sul piano energia, si accinge ad obliterare il biglietto di un treno senza ritorno.

Pasquale Lollino

Circolo Legambiente “Maestrale” Termoli

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