Referendum Domenica 17 aprile, tutti a votare SI

Domenica 17 aprile saremo chiamati alle urne per decidere di abrogare un passo della Legge di stabilità dello scorso dicembre che concede alle piattaforme petrolifere attualmente in funzione nei mari italiani, entro le 12 miglia, la possibilità di estrarre petrolio e gas fino alla fine dei giacimenti dati loro in concessione  senza alcun limite di tempo. Con questa manovra, il Governo ha abrogato una normativa che prevedeva una scadenza alle concessioni date alle società private, che svolgono la loro attività (lo ricordiamo, n.d.r.) sfruttando beni appartenenti allo stato! Se dovesse vincere il SI le compagnie petrolifere avranno di nuovo una scadenza per le loro autorizzazioni, in base al contratto stipulato con il governo.

Puntare ancora sulle energie fossili non è il nostro futuro. È una scelta in assoluto contrasto con ogni strategia contro i cambiamenti climatici e che mette a rischio l’economia sana legata al mare. Il futuro del mare Adriatico deve essere costruito insieme alle popolazioni locali, alle associazioni e ai portatori di interessi a beneficio della collettività. Basti solo pensare che in Italia, secondo i dati dell’Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile promosso da LifeGate, la propensione all’acquisto delle fonti rinnovabili è passata in un anno dal 14 al 26%. È questo il nostro futuro.” Commenta Manuela Cardarelli, Presidente Legambiente Molise. “Inoltre, il contributo delle attività entro le dodici miglia, pari al 3% dei nostri consumi di gas e meno dell’1% di petrolio, risultano alquanto inutili ai nostri fini energetici – continua Cardarelli – un contributo abbondantemente compensato dal calo dei consumi in atto da diversi anni (-22% di gas e – 33% di petrolio negli ultimi 10 anni)”.

Ma se il Governo italiano non guarda al futuro, a farlo è stata la ministra francese dell’Ambiente e dell’Energia che, proprio la scorsa settimana, ha presentato una moratoria immediata sulla ricerca di idrocarburi in mare e che a Parigi chiederà che il bando alle perforazioni sia esteso a tutto il Mediterraneo, in considerazione degli alti rischi ambientali.

Ed infatti, non si può parlare di attività ad impatto zero. Oltre al rischio di incidenti, rilevante è l’impatto delle attività di ricerca e di estrazione di idrocarburi sull’ecosistema marino e costiero, tanto è vero che le attività delle piattaforme possono rilasciare sostanze chimiche inquinanti e pericolose come olii, greggio, metalli pesanti o altre sostanze contaminanti.

Per promuovere e far sviluppare il settore delle rinnovabili nel nostro Paese servono politiche concrete che puntino su queste, al contrario di quanto fatto fino ad ora. Siamo convinti che, dopo l’accordo di Parigi, l’Italia debba lavorare per l’attuazione di un piano energetico nazionale al fine di ridurre i consumi di fonti fossili a fronte di una spinta che incentivi l’utilizzo delle fonti rinnovabili. Le trivelle, le importazioni di gas e petrolio rappresentano il passato. Le fonti rinnovabili sono arrivate a coprire il 40% dei consumi energetici elettrici e secondo le ultime stime il 16% dei consumi totali nazionali.

Ci sono tutte le condizioni per costruire un futuro incentrato sulle fonti rinnovabili e l’efficienza energetica. Ed in tante realtà italiane si sta già lavorando in questa direzione, mettendo al centro il territorio, i Comuni, i cittadini, le imprese e le cooperative che in molti casi possono già produrre e scambiare energia da fonti rinnovabili. Nei Comuni italiani sono distribuiti oltre 850mila impianti da fonti rinnovabili che stanno rivoluzionando il modo di produrre e consumare energia, numeri importanti che fotografano un cambiamento dal basso a cui hanno contribuito migliaia di famiglie, centinaia di amministrazioni e di piccole e medie imprese.

Questi i punti cruciali per i quali la Legambiente ha deciso di esporsi e sostenere il referendum. Varie sono state le iniziative nelle scorse settimane di mobilitazione. In primis la Staffetta dei Sindaci: un ringraziamento speciale va a tutti quei sindaci che ci hanno messo la faccia, con l’obiettivo di dare voce a chi meglio conosce il territorio e i cittadini, e che desidera puntare su un futuro 100% rinnovabile capace di rispondere ai fabbisogni locali, un futuro che in molti hanno già scelto, che non prevede l’uso delle fonti fossili ma un mix di tecnologie rinnovabili e di efficienza energetica.

Alla campagna hanno aderito: Donato Pozzuto, Andrea Nini, Luciano Pasquale, Salvatore D’Amico, Lino Gentile, Nicola Vecchiullo, Felice Ciccone, Corrado Zara, Paolo Manuele, Pompilio Sciulli e Gigino D’Angelo. La mobilitazione è stata massiccia e generale, dall’impegno dell’azienda La Molisana e di diverse realtà amministrative come la giunta comunale di Campobasso e del Presidente della Provincia di Campobasso. Senza dimenticare che il Consiglio Regionale del Molise, uno degli 8 che hanno promosso il referendum, anche se abbastanza in ritardo con i tempi, si è impegnato a sostenere la consultazione referendaria per mezzo di un’autotassazione di diversi suoi componenti.

Andare a votare è un diritto-dovere ed un esercizio di democrazia. Votare SI è necessario per guardare ad un nuovo futuro energetico!

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